[...] To realize the relative validity of one’s convictions and yet stand for them unflinchingly is what distinguishes a civilized man from a barbarian.

–Joseph Schumpeter, Capitalism, Socialism and Democracy

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lunedì 9 settembre 2013

Ai professori mai avuti




Caro professore,
non la conosco, né lei conosce me. Ma se io qualcosa di lei so, so che ha un titolo di studio ed un ruolo che la porteranno ad essere seduto dietro ad una cattedra, lei di me non sa niente. 
Questo potrebbe già essere un primo inconveniente nella nostra relazione. Come si fa a comunicare? A comunicare gli argomenti più alti della cultura umana, senza conoscerci? Senza chiamarci per nome? Come può la comunicazione non passare da un riconoscimento reciproco? Ecco, una cosa le chiedo, professore che tra poco conoscerò: di chiamarmi per nome. E con nome non intendo necessariamente il nome di battesimo, ma anche il cognome: è indifferente. Non le chiedo di rivolgersi a me coi soprannomi o di fare l’“amicone” a scapito della sua serietà. L’importante è solo che lei non mi chiami usando perifrasi arzigogolate che interessano il colore della maglietta e la mia posizione nella classe. Chiamare le cose per nome è una delle prerogative dell’uomo. La prego, mi chiami per nome. Facciamo finta di conoscerci, di condividere qualcosa che non sia solo per lei il modo di prendere uno stipendio e per me quello di adempiere l’obbligo scolastico.
Impegniamoci a condividere un rapporto di crescita reciproca. Un rapporto che sia personale e bilanciato anche se, ovviamente, non paritario. Non ci può essere, per ovvi motivi, un rapporto simmetrico fra un insegnante ed uno studente, e cercarlo, sia da una parte che dall’altra, è forse un’utopia che può portare solo alla distruzione di questa relazione. Tuttavia spero che il suo “essere un passo avanti” si presenti sempre come un fatto di qualità, non d’autorità. Capita spesso che ci siano professori che, ai dubbi degli studenti, rispondono: “Ho ragione io perché sono io da questa parte della cattedra”. Come si fa a crescere con una risposta così? Non sarebbe stato meglio ragionarci insieme, spiegare ancora una volta la stessa cosa, pur di renderla chiara? Lo so: il tempo incalza e i programmi sono lunghi, ma bisognerebbe tenere sempre a mente che non sono i programmi l’obiettivo dell’Istituzione scolastica, ma le persone. E soprattutto le persone non straordinarie, quelle che ci mettono di più ad assimilare un concetto, le persone che forse non andranno mai all’Università o che non prenderanno mai un master, ma che vanno protette e ascoltate proprio forse perché questi anni sono gli unici in cui potranno avere qualcuno che li ascolti, qualcuno che sia lì per far vedere a loro quanto di bello c’è al mondo.
E poi è solo da questo tipo di rapporto che può nascere qualcosa. Qualcosa di nuovo, intendo, non una semplice ripetizione di vecchie date e bei versi, ma l’assimilazione di qualcosa di più profondo, che sia il sospiro di Dante e di tutti gli uomini davanti al passaggio di Beatrice o di qualche altra donna, o lo stupore di fronte a dei testi di psicologia che parlano anche di me.

Mi piacerebbe poi ricordare che io non sono un oggetto per il quale è quantificabile un valore. Un “prezzo” esprimibile in decimi che possa rendermi economicamente giustizia sul mercato del lavoro. Un voto è un punto di partenza, non una parte della mia ontologia. Un punto di partenza su cui lavorare e discutere, ma non un’etichetta definitiva del mio sapere su di un determinato argomento. È per questo che mi spaventa abbastanza l’introduzione del registro elettronico. Non rischia di divenire forse un altro muro in questa già difficile elaborazione di un risultato? Non rischia di essere lo strumento che estrania completamente la componente studentesca dal processo di apprendimento?
A questo riguardo le volevo chiedere anche di essere felice dei miei successi. Se prendo un buon voto non può essere una gioia solo mia, ma mi piacerebbe molto condividerla anche con lei. Credo che sia l’unico modo per non rendere il nostro anno scolastico una sfida tra me e lei, ma una scalata “sulle spalle dei giganti”. Una scalata in cordata con lei.
Una scalata che forse non mi servirà a nulla nella vita. E come quando si torna in pianura a poco servono gli insegnamenti della montagna, così, fuori da scuola, a poco serviranno gli argomenti studiati. Tuttavia scesi da una vetta, guardati nuovi ampi paesaggi non si è più gli stessi. Si è più adulti. La prego quindi di non ripetermi più la vecchia bugia che l’Infinito e le derivate mi serviranno “da adulto”. Forse sarebbe meglio e più onesto dire che mi serviranno “per diventare adulto”.

Alcune leggi giapponesi statuirono che d’innanzi all’imperatore i maestri erano gli unici a poter restare seduti. Ho avuto un professore che si alzava quando entravano i bidelli a portare le circolari. “È un gesto di rispetto ed accoglienza”, diceva. Da una storia ho potuto imparare l’importanza sociale dei maestri per la loro saggezza. Dall’altra in che cosa consiste questa loro saggezza. Ho avuto professori che non si sono mai lasciati sfuggire un sorriso in classe, ma che si vedeva che ci volevano bene esattamente come quelli che sapevano scherzare sulle formule chimiche.
Questi sono solo pochi dei tanti volti dei professori: tutti ugualmente belli e interessanti.
Non credo che si possa pensare di farne una classifica, di eleggerne uno o un atteggiamento migliore. Raggiungono tutti il loro obiettivo: segnano. Segnano nell’animo, seminano un campo ancora incolto di esperienze e tenuto a maggese da tanto tempo.
Ma ognuno alla fine sceglie i propri maestri, e in questo campo l’istituzione scolastica può fare poco, se non fare delle proposte, sperando che vengano accettate o prese come esempio. Sperando che il sorriso dell’intelligenza che si può scorgere sul viso di alcuni professori possa essere un punto di riferimento in un mondo in cui spesso domina il ghigno sadico del potente di turno.

Infine le esprimo solo un ultimo desiderio: se può, alla fine di ogni lezione, mi lasci almeno una domanda. Una domanda sola: che sia il nome di un autore o la formula di un composto. Le assicuro quella domanda è spesso più importante di tutte le risposte che può darmi durante una lezione, perché sarà il mezzo con il quale capirò che la vera scuola è ricerca. Che la vera scuola inizia fuori dalle mura di questa “nave senza nocchiere in gran tempesta”.

A presto




Articolo pubblicato dalla rivista "Scuola e formazione" nel settembre 2013

venerdì 2 agosto 2013

Campo di Volontariato al campo di transito di Fossoli





Il tramonto di Fossoli
Primo Levi


Io so cosa vuol dire non tornare.
A traverso il filo spinato
Ho visto il sole scendere e morire;
Ho sentito lacerarmi la carne
Le parole del vecchio poeta:
"Possono i soli cadere e tornare:
A noi, quando la breve luce è spenta,
Una notte infinita è da dormire"


(7 febbraio 1946)



Ha quattro frazioni la città di Carpi, medaglia d'oro al valor civile per la Resistenza, città ancora ferita per il terremoto del maggio 2012 e storicamente parte dell' "Emilia rossa". Budrione, Cibeno Pile, San Martino e Fossoli. Soprattutto Fossoli.

martedì 28 maggio 2013

Risultati e riflessioni e ringraziamenti


Eravamo in molti lì ad attendere i risultati di queste elezioni.
C'era Isaac che, rassegnato alla lentezza della connessione della Loggia, si rifugiava a controllare le mail dal cellulare.
C'era Francesca che, nonostante i dati salissero con una lentezza esasperante, continuava a tormentare il mouse per studiare il lento progresso delle percentuali ora che le sezioni mandavano i loro dati.
C'era Marco che chiacchierava tenendo sempre sott'occhio il crescere dei risultati.
C'erano Rolfi, Nini Ferrari e Onofri che giravano per la sala.
C'erano candidati vicini alla crisi di nervi per i voti promessi che non arrivavano e che minacciavano di togliere tutti gli amici da Facebook nel caso i conti non fossero quadrati.
E c'ero in mezzo a tutto questo anche io.
Ma che ci facevo lì in mezzo, io?
Che ci facevo lì in mezzo, anche io?

lunedì 20 maggio 2013

Locandina incontro: Brescia cult, spazio alle arti





Giovani, non giovanilisti


C'è una sola grande moda: la giovinezza.
(Leo Longanesi)



Un secolo dopo gli esteti di fine Ottocento, anche i politici arrivano alla stessa conclusione: essere giovani è "figo". Avere dei giovani in lista è "fighissimo". Avere il supporto di un gruppo giovanile porta voti ed è assurdamente "figo". (Avere il lifting che dovrebbe far sembrare te stesso giovane ed andare con le minorenni, poi, è ancora più "figo" di tutto, ma questo è un lusso per pochi eletti).
Tutto ciò che produce questo atteggiamento è praticamente ovvio, ed anche a livello bresciano, abbiamo potuto vedere i frutti di questa mentalità ed assistere a liste di soli "giovani” a supporto di un solo "vecchio" (esemplare il caso di Brescia Futur@); al più giovane candidato alla carica di consigliere che ha trovato spazio nel partito dei Pensionati ed, infine, a candidati sindaci che chiamano a destra e a manca alla ricerca di un "giovane". Alla ricerca, quindi,di un esponente, uno qualsiasi, mediamente intelligente e che non mangi troppo, che provenga da quella categoria separata dell'essere, dicono, che è la gioventù.


venerdì 10 maggio 2013

"Santificazione"


COPIO LE IMMAGINI DEI SANTINI
STAMPATI PER LA CAMPAGNA ELETTORALE




Addio Calini


Ti conosco, Calini. Ti ho visto in tutte le luci del giorno e della notte. Più volte ho visto il tramonto dal ballatoio. Meno frequentemente l’alba, ma quelle occasioni sono forse ricordi più belli. Conosco alla perfezione quanto tempo ci mette la macchinetta a fare il caffè espresso senza zucchero: è ormai un automatismo prenderlo senza nemmeno controllare se è pronto. So quanti scalini ci sono tra un’ala e l’altra. So quali sono gli ingressi per i sotterranei e come relazionarmi con ogni bidello o segretaria.
Ma tu forse sai più di me di quanto io potrò mai scoprire su di te. Non lo so. Non so nemmeno se mi piacerebbe saperlo o no.
So che mi hai cambiato, Calini. Mi hai fatto mutare a tutti i livelli. Mi ha cambiato in molte cose. Forse in troppe. Non so se sempre in meglio.  Mi ha insegnato allo stesso tempo a rapportarmi con i miei compagni di classe, cosa che ho sempre avuto difficoltà a fare alle medie, ed anche a sperare che fossero loro gli agnelli sacrificali delle interrogazioni dell’ora successiva. Non è bellissimo… Hai ben da dire tu che è la vita. “Bellum omnium contra omnes”. “I capponi di Renzo”. Sì, certo. Ma forse preferivo per questo aspetto prima, quando la mia scuola non era ancora una questione di sopravvivenza giornaliera contro il fato dei “numerini” estratti.


mercoledì 8 maggio 2013

Il testamento di Andreis


1 Non era sterminato il cìelo, 
e l’aria estiva d’ardore virile 
piena pesava nell’attesa fredda 
del nemico invasore e del fascista.  


Ma come narrare a te,  giovane, 
quelle passioni politiche assurte 
a fede,  e quel disagio profondo  
che genera nell’animo l’oppressione,
ed il groppo alla gola nel vedere 
10 ogni giorno stuprata la Libertà  
nei palazzi da cui magisterava
prima. Prima del fascismo, della 
guerra, prima della montagna amica 
e del fucile accanto al giaciglio,
e prima di sentir tagliato il cielo 
dal rombo di Pippo. Sì, fa ridere, 
oggi quel nome che a noi mortifero 
rompeva il sonno ora è divenuto 
solo un altro elemento della futura 
20 incomunicabilità. Ma pesa, 
questa, già, su di me e su di voi, 
anche se non ce ne accorgiamo appieno, 
in questo mondo che corre veloce.

Prova a pensare all’odore secco 
dei campi duri di lavoro al confino
mentre sotto gli sguardi delle guardie 
si faceva resistenza parlando,
umanamente, fra nuovi compagni. 
Immagina entro le diverse nebbie 
30 dei diversi campi di battaglia,
lo stesso nemico che nero stava 
dalla Spagna, per la Francia, in Italia. 
Immagina il rumore degli spari 
rotto solo dal flebile ed eroico 
canto: “Bella Ciao”. Ma soprattutto 
pensa al festoso lavoro e alla lotta
della rifondazione antifascista, 
della convulsa vita politica 
vissuta, ancora, come strumento 
40 per costruire insieme un’Italia 
migliore. Un’Italia senz’incubi, 
un’Italia senza persecuzioni:- 
il nostro vero desiderio per voi.  


mercoledì 1 maggio 2013

Discorso per il 25 aprile - Circoscrizione Est Brescia

Salve a tutti. Buona mattina! Buon 25 aprile!
Sono molto onorato di avere l’opportunità di essere qui con voi oggi e ringrazio di cuore le associazioni che anche quest’anno hanno organizzato questa commemorazione che pian piano sta ritagliandosi il suo spazio nella bellissima esplosione di commemorazioni alle lapidi dislocate per tutta la provincia di Brescia.


martedì 30 aprile 2013

Solidarietà a Don Corazzina

Insieme a varie associazioni bresciane rendo pubblico il mio sostegno a Don Corazzina, vittima di un ennesimo atto vandalico di matrice neo-fascista.


Purtroppo non è la prima volta che accadono atti del genere nei confronti di persone come Don Fabio Corazzina, sempre impegnato a diffondere il valore della pace e dei diritti costituzionali, ed è quindi necessaria una presa di posizione forte contro queste vergognose azioni


Link alla descrizione dei fatti sul sito del Bresciaoggi: http://www.bresciaoggi.it/stories/Home/503097_svastiche_sullauto_del_sacerdote_pacifista/

martedì 23 aprile 2013

I perchè di una scelta difficile



Perché candidarsi a 18 anni al Consiglio Comunale di Brescia, una tra le maggiori città d'Italia per popolazione ed importanza? Ignoranza? Desiderio di carrierismo? Sopravvalutazione? Probabilmente sono questi i primi pensieri che possono passare nella mente di una persona che viene a conoscenza di questa notizia, ma sono proprio queste le riflessioni alle quali mi piacerebbe rispondere con questa breve lettera, per provare a convincervi che la mia non è stata una scelta presa per questi motivi, ma che c'è tutt'altro in questo mio impegno.


Quando, il 13 aprile, il giorno prima delle primarie del centro-sinistra, Marco Fenaroli mi ha proposto di partecipare a questa avventura la mia prima reazione è stata di incredulità più completa. Un "Chi io?", di donabbondiana memoria, seguito dalla tentazione di declinare gentilmente l'invito, portando come ragione il dover affrontare tra poche settimane l'Esame di Stato, è affiorato nella mia mente. Messa da parte l’impulsività e la prima reazione, ho chiesto di poterci riflettere per qualche giorno, ma sarebbe bastato guardare le prime pagine di qualsiasi giornale per intuire quale sarebbe potuta essere la mia posizione, fra un’elezione a vuoto del Presidente della Repubblica e lo scacco istituzionale che abbiamo vissuto a livello nazionale.

Ho pensato, soprattutto, che in una situazione politica come quella attuale sarebbe stato vergognoso rifiutare. So che è  facile lamentarsi, vedere che le cose non vanno bene. Più difficile è mettersi in gioco. Metterci la faccia. Provare a cambiare in meglio la propria realtà, cominciando dalle piccole cose. Non pensando ai partiti ed ai massimi sistemi, ma ripartendo dalle persone, dalle loro necesità e dai loro problemi.

Ripartendo con dedizione dall’unità base della nostra società: la Città.

Come si può delegare questo impegno ad altri?

Si può delegare questo sentimento ad altri?

"Appena il servizio pubblico cessa d'essere la principale occupazione dei cittadini [...] lo Stato è già prossimo alla rovina" 

scriveva Jean-Jacques Rousseau nel suo "Il contratto sociale". Come dargli torto?
Ma a 18 anni non sono forse troppo giovane per propormi ad una carica di questo genere? Anche se la situazione sociale e politica moderna è fortemente cambiata da quanto gli studenti della Scuola di Barbiana hanno pubblicato le loro riflessioni nel libro Lettera a d una professoressa, gli stimoli fondamentali di quel testo non sono ancora scaduti nella loro attualità, e di sicuro valido come stimolo ancora oggi è che:


[...] Le mode gli hanno detto che i 12-21 anni sono l'età dei giochi sportivi e sessuali, dell'odio per lo studio. Gli hanno nascosto che i 12-15 anni sono l'età adatta per impadronirsi della parola. I 15-21 per usarla nei sindacati e nei partiti. Gli hanno nascosto che non c'è tempo da perdere...


Ed è anche per queste frasi, per il fatto che la politica sia l’uscire insieme dai problemi comunii che dopo pochi giorni sono tornato alla Sede del Comitato Al Lavoro con Brescia per firmare i moduli di accettazione della Candidatura.


Infine c’è un ultimo aspetto che è stato per me importante in questa scelta, ed è la bellezza della Politica...

Fare Politica è bello e deve essere bello, a maggior ragione di fronte alle azioni ambigue e discutibili che stanno trasformando la sfera politica in una discarica di corruzioni e di compromessi.

Non voglio essere un “idiotes”, un idiota. L’etimologia di questa parola è greca ed indica “l’uomo privato”, l’opposto dell’ “uomo pubblico” che si mette al servizio della comunità ed affina in questo modo le sue competenze. Guardo con sospetto coloro i quali si ostinano a trovare il male nella Politica  e che poi si rinchiudono nelle loro realtà private ed egoiste, restando sordi ad ogni occasione di collaborazione.

Bisogna essere di parte per essere di tutti. Ed io ho sì deciso di mettermi in gioco (espressione credo migliore di scendere in campo, come se la politica fosse un’arena o un campo da calcio dove rincorrersi senza progettualità), per una parte, ma questo è solo un modo per potermi impegnare davvero per tutti. Per coloro che sceglieranno la mia lista e per quelli che sceglieranno la coalizione opposta. Perché la città è e deve essere di tutti. Non di una temporanea maggioranza.

Giunto alla fine di questo mio "atto di scusa" nei confronti di tutti coloro che si sono stupiti di questa mia candidatura, dovrebbe essere arrivato il momento, tipico nelle tribune elettorali, del "cos'ho io che gli altri non hanno". Purtroppo credo che dovrei essere molto presuntuoso per pretendere di avere delle cose che gli altri candidati Consiglieri Comunali, non hanno. Magari conosco la situazione della scuola e del mondo giovanile attuale, ma non è poi una gran cosa. Per questo ho deciso di concludere questa mia presentazione non con quello che mi vanto di avere in più, ma con quello che sono sicuro avere in meno.
Di sicuro non ho nemici fissi in Loggia (come d'altronde non li hanno nemmeno i miei compagni di lista) i quali, per vendicarsi di una delibera bocciata, si tenta in ogni modo, indipendentemente dalla bontà o meno del provvedimento, di non far passare le mozioni.
Di sicuro non ho corso centinaia di corridoi alla ricerca di una raccomandazione o di un permesso in più.
Di sicuro non sono un “figlio del partito”, ma la mia candidatura è civica come la lista che la propone.
Di sicuro non ho perso la voglia di seguire personalmente ogni caso e di verificare di persona ogni aspetto che mi venga proposto.
Di sicuro non ho addosso la smania di voler sempre trovare la strada più breve e più accondiscendente.
Di sicuro non ho perso fiducia nella nostra Costituzione e nelle potenzialità di questa città.

Sono giovane, ma non per questo mi ritengo esonerato dall’impegno politico e sociale. La mia inesperienza non mi frena, mi rende desideroso di capire e di agire. Agire magari con forme e temi diversi dai soliti. Con una prospettiva diversa. Ma sempre per preservare lo Stato donatoci dalla Resistenza e per preservare e mettere in atto la Costituzione, frutto della lotta antifascista.

Se sono riuscito a rispondere ai dubbi iniziali e magari ti può interessare valorizzare la mia proposta politica, ti chiedo, in occasione delle prossime elezioni amministrative che si svolgeranno a Brescia il 26 e 27 maggio, di votare, all’interno della coalizione di centro-sinistra a sostegno del candidato Sindaco Emilio Del Bono, la lista “Marco Fenaroli - Al Lavoro con Brescia”, esprimendo la tua preferenza per Marco Castelli.

Grazie mille per l’attenzione e per il sostegno!

marco castelli





Foto: E proprio in una fase politica tanto delicata e sconfortante, anziché rinunciare o distogliere lo sguardo, ho accettato di mettere a disposizione anch'io le mie competenze e il mio impegno per provare a tornare a una politica alta e nobile, intesa come servizio; una politica fatta di persone in carne e ossa che decidono di farsi carico di una sofferenza sociale ormai dilagante, per cercare di ridare speranza: sarò candidata alle elezioni comunali, all'interno della coalizione di centro-sinistra, nella lista "Marco Fenaroli. Al lavoro con Brescia". Si comincia!

venerdì 22 febbraio 2013

Avanzamento programma di Listabbestia


Siamo ormai a metà dell'anno scolastico, e sono passati quattro mesi dalla mia rielezione a Rappresentante d'Istituto del Liceo Calini. Cos'è stato fatto rispetto al programma elettorale di ottobre? (http://marcastels.blogspot.com/2012/11/volantino-listabbestia.html)

1 - Riduzione dei giorni di riconsegna delle verifiche
Portata questa istanza in Consiglio d'Istituto, che ha accettato la mia mozione ed approvato la riduzione dei giorni di riconsegna delle verifiche da 20 a 15.



2 - Direttivo aperto
Come Presidente del Direttivo studentesco ho tentato di dare sempre la massima visibilità agli incontri del Direttivo, ed a tal riguardo ho anche chiesto ed ottenuto l'utilizzo di una bacheca all'ingresso della scuola per rendere più agevole la comunicazione.

Sono anche riuscito ad ottenere che qualsiasi studente possa rappresentare il Direttivo studentesco anche senza esserne parte eletta, in modo da rendere più assidua e volontaria la presenza nelle singole commissioni scolastiche




3 - Sostegno ai gruppi studenteschi interni alla scuola
Credo che il sostegno ai vari gruppi scolastici sia stato, anche quest'anno, più che sufficiente per permettere che tutte le loro istanze abbiano potuto avere una rappresentanza istituzionale ed una via diretta di risoluzione.


marco castelli