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[...] To realize the relative validity of one’s convictions and yet stand for them unflinchingly is what distinguishes a civilized man from a barbarian.
–Joseph Schumpeter, Capitalism, Socialism and Democracy
venerdì 5 aprile 2013
Locandina incontro: "Il sistema educativo a Brescia, tra decadimento e riscatto"
Link ad un articolo sul Giornale di Brescia sull'incontro: http://www.giornaledibrescia.it/comitato-fenaroli-br-la-scuola-bresciana-br-barca-lasciata-andare-br-da-sola-alla-deriva-1.1624036?edizione=&testata=Giornale%20di%20Brescia&sezione=la%20citt%C3%80&artid=1.1624036&viewMode=PRINT?refresh=true
mercoledì 6 marzo 2013
All'Era fascista

Sei sterile
nella
tua nudità.
Non
è di Brescia,
il
tuo feroce sguardo.
No,
non
puoi più sfidare
la
piazza che Brescia piange,
e
quella colonna
ove
i tuoi neri virgulti colpirono
dei
sogni ancora belli,
e
quella casa dove conobbe la tua follia
Alberto,
mai più tornato.
No.
Non
puoi fare questo,
Era
fascista.
Rassegnati,
hai
già perso.
Sono
nuove per te le leggi
del
mondo che ti circonda
e
parlano un linguaggio a te,
di
sopraffazione nata,
sconosciuto.
Non
puoi, con quell’espressione,
ergerti
alta e ferma
di
marmorea forza virile,
su
d’una donna libera.
Sui
cittadini, sui partigiani
che
ti hanno già fatto inginocchiare una volta.
Dimenticati,
nuda vecchia.
Fuori
tempo massimo
è
la tua presenza.
Apri
il pugno, Era,
tanto
ormai
ora
non
fa più effetto.
(Marco Castelli)
venerdì 22 febbraio 2013
Avanzamento programma di Listabbestia
Siamo ormai a metà dell'anno scolastico, e sono passati quattro mesi dalla mia rielezione a Rappresentante d'Istituto del Liceo Calini. Cos'è stato fatto rispetto al programma elettorale di ottobre? (http://marcastels.blogspot.com/2012/11/volantino-listabbestia.html)
1 - Riduzione dei giorni di riconsegna delle verifiche
Portata questa istanza in Consiglio d'Istituto, che ha accettato la mia mozione ed approvato la riduzione dei giorni di riconsegna delle verifiche da 20 a 15.
2 - Direttivo aperto
Come Presidente del Direttivo studentesco ho tentato di dare sempre la massima visibilità agli incontri del Direttivo, ed a tal riguardo ho anche chiesto ed ottenuto l'utilizzo di una bacheca all'ingresso della scuola per rendere più agevole la comunicazione.
Sono anche riuscito ad ottenere che qualsiasi studente possa rappresentare il Direttivo studentesco anche senza esserne parte eletta, in modo da rendere più assidua e volontaria la presenza nelle singole commissioni scolastiche
Sono anche riuscito ad ottenere che qualsiasi studente possa rappresentare il Direttivo studentesco anche senza esserne parte eletta, in modo da rendere più assidua e volontaria la presenza nelle singole commissioni scolastiche
3 - Sostegno ai gruppi studenteschi interni alla scuola
Credo che il sostegno ai vari gruppi scolastici sia stato, anche quest'anno, più che sufficiente per permettere che tutte le loro istanze abbiano potuto avere una rappresentanza istituzionale ed una via diretta di risoluzione.
marco castelli
giovedì 21 febbraio 2013
"Lamento ad un'ipotetica platea interessata alle tristi sorti della scuola pubblica" - seconda parte
Tutte queste cose credo ci
possano dimostrare come si stia aprendo una sempre più netta spaccatura fra il
mondo reale. Il mondo reale in tutti i sensi, sia il mondo del lavoro sia il
mondo dei bisogni e delle ricerche dei giovani. Ma ci si può permettere questa
situazione? Una società si può permettere che la scuola venga rigettata, messa
in un angolo da tutti i suoi abitanti? E purtroppo con la scuola vengono
dimenticate anche tutti gli insegnamenti, tutti i concetti alla base della
nostra civiltà dei quali la scuola è la legittima e forse unica portatrice.
Si può evitare questo? Di sicuro,
non con la strada che il Ministero dell’Istruzione sembra seguire.
Perché oggi, per come in questi
ultimi anni è stata disegnata, la scuola deve diventare una scuola-azienda, un
luogo spersonalizzante, dove la nostra vita, perché sì, secondo me quella a
scuola è, e deve essere ancora vita nel senso più puro del termine, è guidata
da medie, registri di presenze, monte-ore, badge elettronici, etc. Perché tutto
questo? Per la meritocrazia?
Vi sembra che si possa parlare
di meritocrazia quando un sondaggio, eseguito poco tempo fa in un liceo
bresciano, ha dimostrato che l’80% degli studenti va a ripetizioni private? Vi
sembra che si possa parare di meritocrazia in queste situazioni? Meritocrazia
di chi ha i soldi per pagare anche 40 euro all’ora di lezioni private, non per
gli altri!
E questo perché bisogna terminare i programmi,
e non c’è tempo per fermarsi di più su un argomento. Non si può fare una
lezione di esercizi in più perché il tempo è poco, le ore sono poche ed i
programmi sono sterminati. Quindi vince chi si paga le lezioni private. Ma gli
altri?
Bisognerebbe riscoprire la
maieutica. Il fatto che i ragazzi non siano dei vasi da riempire di nozioni, ma
dei giovani uomini con cui dialogare, con cui continuare la narrazione della
nostra storia. Bisogna ripartire dalle competenze, non dalle conoscenze
asistematiche che sembrano essere l’unico obiettivo dell’istruzione italiana. E
non è una differenza scontata. Perché le competenze vanno imparate, maturate,
sviluppate, sono le conoscenze che possono venire inculcate, per utilizzare un
lessico culturalmente volgare che purtroppo ci siamo abituati a conoscere.
Ma la nostra, ad oggi, è una
scuola che taglia, oltre ai bilanci, i sogni, e che svilisce le passioni di
coloro che la abitano, dagli studenti ai professori. Gli studenti italiani oggi
hanno bisogno di un’istituzione che urli che “sì, in un paese civile di cultura
si vive”. E i professori italiani hanno bisogno di sentirsi valorizzati come meritano,
non minacciati di provvedimenti se parlano di attualità in classe e sviliti
dalle esternazioni della Gelmini di turno. Le scuole hanno bisogno di una cura
e di un’attenzione che sia propositiva e che mal si coniuga con l’invenzione
dei presidi reggenti, che diventano i meri amministratori di ambienti che non
conoscono e non possono riuscire a conoscere nel poco tempo che hanno a
disposizione! La scuola italiana ha bisogno di un Ministero della Pubblica
istruzione. Non di un ministero dell’istruzione, come questo dicastero è stato
ribattezzato nelle ultime legislature.
Non si può permettere che
l’istituzione considerata il “laboratorio del vivere democratico” sia estraniata
dalla vita di tutti i giorni e venga vissuta in uno spazio estraneo, di
disinteresse comune.
Perché gli studenti vogliono
imparare a sognare come sognarono i matematici, i filosofi ed i letterati che
immaginarono questo mondo. E perché vogliono imparare a vivere insieme, in una
comunità inclusiva e non sempre alla ricerca del diverso, declinato come lo straniero
o l’asino, sempre da allontanare, bocciare, mettere nelle classi ponte dai
monarchi assoluti delle aule, che spesso si coprono di queste vesti perché anche
loro insoddisfatti e lasciati soli dalla società.
“Trasformare i sudditi in
cittadini è miracolo che solo la scuola può compiere” sosteneva Calamandrei, padre
costituente. E una scuola autoritaria prepara una società autoritaria, una
scuola democratica una società democratica, una società costituzionale.
E se vogliamo continuare a
vedere il declino culturale e morale del nostro paese basta continuare su
questa strada. Continuiamo a dimenticarci della scuola, o a disegnarla secondo
i dettami del più becero capitalismo umano!
Se invece crediamo ancora in
un’Italia democratica allora investiamo nella scuola, nella formazione e
nell’istruzione. Ma non come si può investire in un’azienda, dove la scelta è
basata solo su proporzioni, numeri e valori di borsa come vorrebbero essere
nella scuola le prove INVALSI. Ma investiamo con vera fiducia, facendo capire
agli studenti che sono la risorsa di una nazione, che la loro creatività è un
valore per il futuro dello Stato, non un peso ai bilanci perché bisogna
organizzare le attività ex-DPR 133 e la giornata dell’Arte e della Creatività
studentesca.
Possiamo esserne sicuri. I
risultati arriveranno!
marco castelli
mercoledì 20 febbraio 2013
"Lamento ad un'ipotetica platea interessata alle tristi sorti della scuola pubblica" - prima parte
[…] è l’aspetto più sconcertante della vostra
scuola: vive fine a se stessa. […] Giorno per giorno studiano per il registro,
per la pagella, per il diploma. E intanto si distraggono dalle cose belle che
studiano. Lingue, storia, scienze, tutto diventa voto e null’altro […] Le
materie più belle e diverse tutte finalizzate lì. Come se non appartenessero a
un mondo più vasto che non quel metro quadro tra la lavagna e la cattedra”
(Lettera ad una professoressa; Scuola di
Barbiana)
Il mio primo obiettivo nel breve
intervento qui oggi è quello di provare a sfatare un mito purtroppo molto
diffuso, e cioè quello che gli studenti odino imparare, odino studiare. Non è
vero. Gli studenti non odiano studiare, non odiano parlare di filosofi,
scienziati e letterati, ma spesso non sopportano la scuola. O almeno quella che
oggi, è la scuola.
Dovrete anche accettare che è
difficile appassionarsi, è difficile “amare il sapere”, come suggerirebbe la parola
“filosofia”, in delle aule che cadono a pezzi, seduti su delle sedie scomode, dopo
essersi svegliati alle sei e trenta e durante una lezione frontale nella quale
spesso è difficile esprimere le proprie posizioni in libertà.
Che tuttavia agli studenti
piaccia stare a scuola è evidente, ma in una scuola che li ascolti e li
valorizzi. Una scuola che metta lo studente, non il voto o il programma, al
primo posto. Si guardi quanti ragazzi frequentano i corsi pomeridiani auto-organizzati,
e quanti le attività extra-curricolari offerte dalla scuola. Agli studenti piace
vivere la scuola, e piace approfondire le materie curricolari che, se spiegate
loro con la continua minaccia del voto, se discusse negli spazi ritagliati
dalle interrogazioni, se spiegate in fretta perché “c’è un programma da
terminare”, perdono gran parte del loro senso.
Venite alle attività scolastiche
aperte alla cittadinanza, vedrete lì l’impegno e la voglia dei tanto criticati
giovani d’oggi!
Ma perché non si può continuare
su questa strada per quanto feconda? La risposta è semplice, è la parola più
odiata dagli italiani e dai popoli europei in questo periodo: tagli.
Tagli su tagli, che nell’ambito
scolastico si declinano dai tagli ai fondi per il diritto allo studio ai tagli
al personale.
Ed ancora più difficile è
credere nella politica, nella buona amministrazione, quando si scopre che se la
tua scuola non ha i soldi per riparare i gabinetti rotti è perché lo Stato, il
MIUR, le devono da dieci anni delle enormi cifre e che queste istituzioni
temporeggiano solo per aspettare che su queste somme cada la prescrizione. Un
milione e mezzo sono i soldi che solo le scuole superiori bresciane hanno
anticipato senza più rivederli allo Stato. Quanti corsi di recupero, quanti
incontri pomeridiani, quante attività extracurriculari o stage si potrebbero organizzare
con questa somma?
Per gli studenti è difficile
fidarsi della politica, ed i risultati si vedono nel proliferare di movimenti
di “antipolitica” e dal preoccupante dato dell’astensionismo, perché il non restituire
quei soldi alla scuola è una volontà politica prima che una necessità
economica, altrimenti, pian piano quei soldi sarebbero ricominciati a tornare
nelle casse scolastiche, e non sarebbero andati a finanziare le scuole private
e paritarie o il “training day”, quella comica parata militare a cui sono
invitati a partecipare gli studenti bresciani. E così le parole della
Costituzione, degli articoli 11, “l’Italia ripudia la guerra”…, e 33, “enti e privati hanno il diritto di istituire
scuole ed istituti di educazione senza oneri per lo stato…, sono sempre più lontane…
Tuttavia oggi sembra che si sia
trovato il rimedio a tutti i problemi dell’Istituzione scolastica: il
miglioramento tecnologico dell’Offerta Formativa. Si comincia persino a
proporre, nei Consigli d’Istituto, di diminuire le attività di approfondimento
con relatori esterni ed utilizzare i fondi così risparmiati nell’acquisto di
dotazione tecnologica. Ma questo
illusorio paravento ideato per nascondere la situazione reale della vita a
scuola non può e non deve diventare il lume votivo a cui dedicare interi
bilanci scolastici per seguire le deleterie leggi che non tengono nemmeno conto
della situazione dell’edilizia scolastica. Forse si pensa che le scuole
diventino statisticamente più sicure se ci sono più LIM! Non lo so, io pensavo
bastasse controllare i muri portanti ma probabilmente mi sbagliavo! Riempiamo
le scuole di LIM e proiettori!
Per non parlare poi del registro
elettronico, che da strumento per tenere informati i genitori dei progressi
scolastici dei propri figli rischia di diventare, se non utilizzato con
criterio ma semplicemente fornito con obbligo di utilizzo a tutti i docenti, come
effettivamente accade, il metodo per estraniare completamente la componente
studentesca dal processo di apprendimento. Il voto viene inviato a casa, chi
segue la correzione se ha già salvato il risultato nella memoria del computer?
E chi me lo fa fare, a me, ragazzo, di confrontarmi con la professoressa alla
fine di un’interrogazione per compiere anche un’operazione di autovalutazione
personale e di critica costruttiva sia ai nostri metodi di studio sia ai metodi
d’insegnamento se tanto mi arriva il voto a casa. Che voglia ho di capire un
procedimento se tanto l’unico aspetto edulcorato dall’Istituzione è il
risultato?
E forse la cosa più eufemistica
è che mentre pensiamo di doverci mettere in pari con chissà quale avanzamento
della tecnologia nella scuola è di circa un anno fa la pubblicazione di uno
studio del New York Times che evidenzia come nelle scuole dalle rette stratosferiche
dove studiano tutti i figli dei più grandi manager di Cupertino, è
completamente vietato l’utilizzo di qualsiasi device tecnologico. Perché le
persone che lavorano con come unico fine l’innovazione tecnologica sanno che
questa è uno strumento e nulla più. Non un modus operandi né la panacea dei
problemi della scuola come si vuole farci credere.
[segue]
marco castelli
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