Mi considero uno studioso dell’Alterità: di altre culture, di altri modi di pensare, di altri comportamenti. Voglio conoscere un’estraneità intesa in senso positivo, ed entrarci in contatto per capirla.(Ryszard Kapuściński; Lapidarium)
Ryszard Kapuściński è forse il più grande reporter del XXI secolo, sia per gli scenari e i paesi visti e raccontati, ma, soprattutto, per la sua capacità di raccogliere tutte le sue riflessioni in grandi snodi tematici, tra i quali spicca in particolare il “problema dell’altro”.
Per il reporter, autore di un genere letterario corale come il reportage, l’altro è un essere misterioso ed affascinante. Un insieme di caratteri culturali comuni e di volontà personale che rende ogni incontro un fatto unico ed irripetibile. Ma l’incontro con l’altro non è solo questo, è anche “lo specchio in cui guardarsi e capire chi si è”.
Questa relazione inizia e finisce con l’appello socratico: “Nosci te ipsum” (Conosci te stesso), in quanto il senso della propria identità è sia il necessario punto d’inizio per un incontro che possa essere fecondo, sia il dato che viene arricchito dal confronto e dal contatto con gli altri.

